L’antica città di Luna

Se tu riguardi Luni e Urbisaglia

come sono ite, e come se ne vanno

di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia,

udir come le schiatte si disfanno

non ti parrà nova cosa né forte,

poscia che le cittadi termine hanno. 




Dante Alighieri, Divina Commedia,
Paradiso, XVI, 73-79

Storia e archeologia


Agli inizi del II secolo a.C. i Romani iniziano a frequentare il territorio dove verrà poi fondata la città per utilizzare il porto come testa di ponte per la conquista della Spagna.

Dopo ripetuti scontri e la deportazione nel Sannio dei Liguri Apuani che abitano nella regione, nel 177 a.C. duemila cittadini romani partecipano alla fondazione della colonia di Luna patrocinata dai triumviri
M. Emilio Lepido, P. Elio Tuberone e Gn. Sicinio; a ciascun colono sono assegnati 13 ettari in un’area compresa indicativamente tra il fiume Magra e l’attuale Comune di Pietrasanta.

Nonostante la presenza stabile dei Romani, non cessano le ostilità con i Liguri Apuani che solo nel 155 a.C. sono definitivamente sconfitti dal console M. Claudio Marcello. A perenne memoria del suo trionfo, nell'area capitolina della colonia viene eretto un monumento celebrativo con la statua del generale vincitore.

La città in età repubblicana


Alle prime fasi di vita della colonia sono attribuibili le mura difensive, l’impianto urbanistico impostato su un reticolo di strade perpendicolari tra loro che definiscono isolati rettangolari (decumani orientati in senso est-ovest e cardini disposti in direzione nord-sud). Nella stessa epoca sono costruiti edifici pubblici e privati, spesso successivamente ristrutturati o totalmente cancellati.


In particolare vengono eretti importanti luoghi di culto quali il Tempio della dea Luna, con i frontoni in terracotta ispirati alla scultura realizzata a Rodi e a Pergamo, ed il Capitolium che, tra la fine del II secolo, o nei primi anni del I a.C., è ristrutturato con un adeguamento a modelli ellenistici.


La fase imperiale


Dopo il 42 a.C. Ottaviano effettua a Luna una nuova assegnazione di terre ai suoi veterani, di cui dà testimonianza la divisione agraria che sostituisce la precedente.
Nei primi decenni del I secolo d.C., nel periodo in cui a Roma il potere è nelle mani della dinastia Giulio-Claudia, si costruiscono i grandi monumenti del centro cittadino che sostituiscono la maggior parte delle strutture più antiche.

Ai suoi lati trovano spazio altri complessi monumentali, mentre passaggi scoperti mettono in collegamento con due piazze ed infine con il Cardine Massimo.
Sul lato orientale del Foro un intero isolato, di proprietà privata, è abbattuto per la creazione di un grandioso edificio di culto inserito nella cornice di un porticato con accesso dal Decumano Massimo (si tratta del cosiddetto Tempio di Diana).
Di fianco al Capitolium, l'ala orientale del triportico è occupata dalla Basilica Civile; nell’angolo nord-est delle mura è costruito un teatro coperto.

Vengono riedificati i portici del Foro e le Tabernae sul lato occidentale; contestualmente, il lato meridionale della grande piazza è riprogettato: in asse con il Capitolium è costruito un grande edificio identificabile in via ipotetica con la Curia, sede delle adunanze del consiglio cittadino.  


Nella prima Età Imperiale la città assume una fisionomia fastosa e raffinata di cui oggi restano solo scarse testimonianze riconoscibili in elevato: porticati fiancheggiano le vie selciate con grandi basoli, gli spazi pubblici sono pavimentati con preziose lastre marmoree, inoltre fontane e giardini allietano monumenti e residenze private.


Imponenti statue in marmo degli imperatori e dei membri delle loro famiglie affollano i porticati e i luoghi dedicati. Il clima di generale di benessere si protrae anche nei secoli successivi, nell’Età degli Antonini e dei Severi (II e III secolo d.C.).

Dalla fine del IV secolo all’ abbandono


Nel IV secolo anche Luna risente della crisi generale comune al resto dell’impero, aggravata dai gravi danni causati da un terremoto rovinoso, attestato solo dalle ricerche archeologiche ma non dalle fonti scritte.


Le attività agricole moderne, hanno in parte compromesso la possibilità di conoscere l’insediamento ricostruito dopo il terremoto, distruggendo i livelli più superficiali del deposito.
Alcune aree urbane vengono risistemate con interventi anche di notevole impegno, come quelli riconoscibili nella Domus dei Mosaici, nell’ala settentrionale del Foro e della Basilica civile, spesso realizzati riutilizzando materiali architettonici e di arredo di edifici distrutti.
Profonde trasformazioni si registrano pure nel settore sud occidentale della città dove, al di sopra della Domus di Oceano, nella seconda metà del V secolo viene edificata la Basilica Cristiana, legata alla presenza di una comunità così articolata da far sì che Luni diventi sede vescovile. 


Domus mosaici

Nel 552, dopo l’occupazione militare del generale Narsete, Luna è centro della provincia Maritima Italorum bizantina e la sua chiesa è totalmente rinnovata.
Secondo la tradizione storica nel 643 il re longobardo Rotari distrugge le mura di Luni e devasta la città, tuttavia durante la dominazione longobarda i vescovi lunensi godono di una certa autonomia politica e amministrativa.


La cronaca devozionale narra che nel 782 giunge a Luni il crocifisso ligneo scolpito da Nicodemo d’Arimatea, noto come Volto Santo, che custodisce anche l'ampolla del Sangue di Cristo: tale reliquia viene collocata nella cattedrale lunense intestata a Santa Maria che, in Età Carolingia, è interessata da una profonda ristrutturazione e risulta dotata della prima cripta semi-anulare e appunto della camera delle reliquie.


Torre della cinta difensiva bizantina

Nell’845 la città entra a far parte della marca della Tuscia sotto il controllo della famiglia degli Adalberti; la testimonianza di Prudenzio, vescovo di Troyes, riferisce che Mauri et Sarraceni devastano il litorale da Luni alla Provenza nel corso dell’incursione dell’849, senza incontrare resistenza.
Nell’860, proprio nella cattedrale, si svolgono le fasi salienti della vicenda di Hasting, pirata danese che, fintosi morto, durante la cerimonia funebre celebrata nella chiesa, “risuscitando” dalla bara, mette a saccheggio la città, scambiata per Roma.


Con l’incoronazione di Berengario II a Re d’Italia nel 966, Luni è una città marinara della marca obertenga, dotata di una flotta a difesa degli attacchi mussulmani, nondimeno nell'anno 1015, si registra l'incursione dei pirati della flotta di Mugiahid che costringono alla fuga il vescovo.


Alla fine del XI secolo, così come riportato nel Codice Pelavicino, Luna è posta sotto la protezione di Federico Barbarossa e del figlio Enrico VI, mentre ai vescovi viene concesso il diritto di pedaggio del porto.


I rinvenimenti monetali confermano la vitalità commerciale e gli scambi a testimonianza di un insediamento ancora produttivo, ma l’impaludamento del portus Lunae e la conseguente malaria provocano il graduale abbandono della pianura sabbiosa, tanto da determinare, nel 1204, il trasferimento del Capitolo vescovile a Sarzana.


Tuttavia perdura, tenace, il legame spirituale ed ideale con la cattedrale lunense: ancora per tutto il XIII secolo i vescovi tornano a Luni in occasione delle cerimonie solenni feudali e religiose.


Dante, che soggiorna a Sarzana nel 1306 per conto dei Malaspina, ricorda Luni fra le città “morte”.

Storia delle ricerche


Dopo l’abbandono si avvia il processo di parziale distruzione della città che diviene luogo di approvvigionamento di materiali da costruzione e di oggetti di pregio per collezioni private, tra le quali si segnala quella di Lorenzo il Magnifico.


A partire dal XVI secolo il centro, ormai contado della nobiltà sarzanese e del clero lunense, è oggetto di attenzione da parte dei cartografi che ne documentano a vario livello i ruderi emergenti; esemplare in tal senso è la documentazione redatta da Matteo e Panfilo Vinzoni nel XVIII secolo per la Serenissima Repubblica di Genova.


Ricerche archeologiche sistematiche si avviano solo nel XIX secolo. Tra le prime si segnala quella condotta dal marchese Angelo Remedi nel 1837 nell’ala occidentale del portico di quello che, solo molto dopo, è identificato come il Capitolium. Lo scavo prosegue sotto la direzione di Carlo Promis, con finanziamenti del Re Carlo Alberto, e porta al rinvenimento di statue in marmo e reperti vari che confluiscono nelle raccolte dei Regi Musei di Torino. Lo stesso Remedi nel 1842 esplora parte di quello che sarà riconosciuto come il Tempio della dea Luna, riportando alla luce, in particolare, un eccezionale complesso figurato in terracotta; la sua collezione viene venduta al Museo Archeologico di Firenze nel 1882.


Negli ultimi decenni del secolo il marchese Giacomo Gropallo effettua a più riprese ricerche nell’area della Cattedrale di Santa Maria.


Sul finire del ‘900, Carlo Fabbricotti, industriale del marmo, conduce esplorazioni sia all’interno della città, sia all’esterno delle mura, liberando l’anfiteatro dalle macerie. Nel corso dei suoi scavi allestisce nella villa del Colombarotto di Carrara una notevole collezione - in cui confluiscono anche i ritrovamenti Gropallo - che nel 1939 il figlio Carlo Andrea cede ad un consorzio di comuni della provincia della Spezia. Tali materiali costituiscono in nucleo fondante delle raccolte attualmente esposte presso il Museo Civico “Ubaldo Formentini” al Castello San Giorgio della Spezia.


È solo con la Legge di tutela n. 364 del 1909 che cessano i recuperi indiscriminati che alimentano le diverse raccolte private. Le indagini archeologiche a Luni ripartono negli anni dell’immediato secondo dopoguerra e portano a scoperte di notevole importanza. Maturata intanto la necessità di realizzare in loco un luogo di esposizione dei reperti, nel 1951 si apre al pubblico l’Antiquarium lunense allestito nelle Case Benettini Gropallo, ubicato presso la porta occidentale della città antica.


Nel 1964 si inaugura il Museo Archeologico Nazionale di Luni, che accoglie i materiali rinvenuti sia durante gli scavi ottocenteschi, sia a seguito delle campagne di scavo condotte a partire dagli anni ’60 dalla Soprintendenza. 


Dal 1967 è stata progressivamente condotta, ed è tuttora in corso, l’acquisizione di terreni e di immobili presenti nell’area della città antica e nell’area immediatamente esterna, per la creazione del Museo e Zona archeologica di Luni che ha trasformato aree agricole e rustici di proprietà privata in pertinenze destinate alla fruizione pubblica. Obiettivo primario alla base degli interventi effettuati negli ultimi quarant’anni è stata infatti la musealizzazione del sito per la restituzione dell’immagine di città.


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